Il ponte sul fiume San Leonardo

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Ricostruito per la settima volta dal regio architetto Agatino Daidone nel 1723, quando per il tragitto Palermo Fiumetorto si abbandonò la vecchia strada consolare esterna immettendo il traffico attraverso la città.

Vennero allora abbassate considerevolmente l’attuale via Garibaldi, la via Monachelle, la via Anfiteatro, la via Inguaggiato, la via Mazzini, la via Vittorio Amedeo e la piazza Gancia.

Allora l’attuale Villa Palmeri era a livello della strada. In quella occasione venne aperta la via Nuova Stesicoro, tagliando gli estesi giardini appartenenti al convento della Gancia, e vennero costruite le arcate di sostegno in prossimità della chiesa di San Carlo.

Il ponte sul San Leonardo è un esemplare maestoso di ponte a tutto sesto, per la sua mole e per la sua possente struttura questo ponte fu messo in rilievo da illustratori stranieri venuti ad illustrare le meraviglie dell’isola. Esso veniva catalogato tra i 12 ponti più celebri del mondo.

L’iscrizione latina, collocata al lato sinistro del del ponte, rende noto che vi si costruiva per la sesta volta in quel fiume ed in quello stesso luogo, e questa volta “a perpetua sicurtà dei viandanti”. Ed allo stesso concetto accenna la figura del dormiente, posta al culmine dell’opera monumentale con l’epigrafe: Secura quiete.

Il progetto del ponte si inquadra in un ampio programma avviato dagli Austriaci e completato dai Borboni tendente a dotare la Sicilia settentrionale di una vera e propria rete viaria carrozzabile.

Fu in quell’occasione che fu deciso di far passare la vecchia strada consolare romana, Valeria, che da Messina portava a Palermo, attraverso l’abitato di Termini superando gli ostacoli che avevano impedito ai romani di realizzare questa grande opera.

I principali ostacoli da superare essendo la rupe del Castello, cosa che ad oggi non è mai stata realizzata, e lo sbancamento della collina di Patare in contrada Ginestra, che si protendeva sul mare per più di 100 metri.

Quest’ultima opera fu realizzata nell’ambito dei suddetti lavori, che nel complesso tra lavori in città e fuori durarono per oltre 150 anni.

Qualche  curiosità appresa su “Termini com’era”: A suo tempo, verso il principio di questo secolo, ai due lati delle rampe di accesso stazionavano i marauna che per due soldi, aiutavano i conducenti a spingere i carretti per l’erta salita.

Sulla spalliera del  piedritto sud era posta una vaga statuetta marmorea, sfigurata dalle sassate lanciatevi contro dai  carrettieri imbestialiti per la difficoltà del percorso.

Quanto fosse difficoltoso salire sull’irto ponte e anche confermato da quanto riportato su un giornale di viaggi e geografia di fine ottocento:

“Le acque del San Leonardo scorrevano attraverso la strada, e le carrozze una in coda all’altra silanciavano a tergere la polvere per cambiarla in altrettanto fango immergendo le ruote nelle pozzanghere. E notesi che un ponte monumentale con un arco enorme giganteggia sul torrente vicinissimo al guado; ma per un tacito accordo i postiglioni  e carrettieri siciliani non hanno la degnazione di passare sul ponte se non quando il guado è veramente minaccioso. D’altronde è manifesto che il governatore castigliano che fece erigere questo ponte, piuttosto che alla comodità dei viandanti, intese dedicarlo come un’arco di trionfo alla gloria del  suo sovrano Carlo III. Le due salite di questo edifizio sono ripidissime e cadono ad anglo retto da entrambi i lati, per modo che a grande stento i cavalli vi ascendono”. 


dal blog di Calogero Milisenda : “C’era una volta”


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