– La giudecca di Termini Imerese

La Giudecca [LA dʒudɛkka] era un termine usato in Italia meridionale e in Sicilia per identificare qualsiasi distretto urbano (o una parte di un villaggio) dove gli ebrei avevano le loro sinagoghe e le imprese.

A differenza dei obbligatori ghetti del Nord Italia, in alcune frazioni del Sud Italia gli ebrei erano liberi di viaggiare e persino contribuire insieme ai loro vicini cristiani al successo  commerciale, culturale ed al  progresso artistico della  regione .


schermata-2016-10-17-alle-21-27-23Nella città di Termini si insediò e prosperò una comunità ebraica numerosa e ricca della quale resta traccia nelle notizie riportate dagli storici locali che da numerosi atti notarili.

La comunità aveva i suoi sacerdoti, i suoi amministratori ed era giudicata da magistrati speciali (cristiani).

Non esistono documenti originali precedenti il XV secolo a causa della distruzione della città avvenuta nel 1328 ad opera delle truppe di Carlo di Artois i ma l’insediamento degli ebrei deve essere stato abbastanza antico perché altrimenti sarebbe difficile giustificare le dimensioni della comunità e l’estensione del quartiere dove viveva.

Il De Michele’ fa risalire la loro venuta con ogni probabilità all’epoca della distruzione di Gerusalemme e con una congettura ne accerta la presenza all’epoca della dominazione saracena, sostenendo che avrebbero chiamato moschita la sinagoga per ingraziarsi i dominatori e che tale nome sarebbe poi rimasto nell’uso fino alla cacciata.

Il Di Giovanni, cita alcuni documenti dei libri della Regia Cancelleria uno dei quali si riferisce alla richiesta di costruzione di una nuova sinagoga, senza accennare alla localizzazione della giudecca.

Gli ebrei abitavano nella parte superiore della città, vicino alle mura e sino all’Ottocento si chiamava quartiere giudaico la zona compresa tra il duomo e il castello, i cui bastioni furono costruiti nel XVI secolo.

Il loro insediamento comprendeva il quartiere vecchio o della Ruga, il piano di Barlaci, il piano di Caltigene e il piano S. Giovanni, cioè la zona oggi delimitata da Piazza Umberto I, da via Inguaggiato, via Garibaldi fino a Porta Palermo, dalle mura di cinta fino a San Giovanni, da viale Enrico Iannelli fino a Piazza Vittorio Emanuele.

 La giudecca si trovava all’interno delle mura e non era isolata dal resto della città; al suo interno sorgevano numerose chiese cristiane.

Secondo la tradizione popolare del XIX secolo gli ebrei abitavano anche nel quartiere di Santa Maria la Piccola, che si estendeva più in basso verso il mare, ma mancano documenti che vi facciano riferimento.

La sinagoga era dove ora sorge il monastero di S. Marco e fu trasformata in chiesa dopo il 1492.

De Michele cita gli annali di Wadingo; dopo l’espulsione degli ebrei Padre Giacomo De Leo ottenne da Papa Alessandro VI di adattare a monastero di Santa Chiara sinagoga dei giudei, chiamata moscheta, che era abbandonata.

Nel secolo scorso scavando all’interno del recinto del monastero furono trovati i resti di un tempio rivestito di lastre marmoree, secondo il De Michele si trattava dei resti di un’antica sinagoga.

E probabile che tracce della sinagoga si trovino all’interno della chiesa e del convento delle monache di clausura.

Con un privilegio del viceré D. Ferdinando De Accugna in data 28 aprile 1492, fu autorizzata la costruzione di una nuova sinagoga o sabato dentro la città di Termini, dietro la chiesa di S. Antonio, mai costruita a causa dell’espulsione avvenuta pochi mesi dopo.

Il cimitero si trovava dapprima nel piano di Barlaci e si estendeva fino a quello di S. Giovanni e secondo il De Michele doveva essere situato in una zona non costruita all’interno delle mura.

Nel 1467 il piano di S. Giovanni venne ceduto al convento di S. Domenico e gli ebrei costruirono un nuovo cimitero nel piano di S. Antonio fuori da porta Caccamo, dove posse-devano dei terreni e dove nel corso di scavi sono state rinvenute alcuni lapidi giuciaiche.

Nel 1473 la comunità protestò contro la concessione di una parte del piano di Barlaci, che ancora usavano come cimitero, per la costruzione di alcune case.

Vi è notizia anche di un cimitero giudaico nel piano della Giancaniglia (dove si trova quello attuale), ma non pare fondata.

L’abbandono di Termini fu piuttosto lento e si completò nel giro di due anni.

Non ci sono notizie relative alla posizione del macello, del bagno e dell’ospedale anche se esiste un documento per la regolamentazione della macellazione e vendita delle carni da parte dei macellai ebrei.


MICHELA ROSSI –  Insediamenti ebraici in Sicilia – Flaccovio editore 1994 – pubblicato da http://www.academia.edu/

1452037_738181779545708_1637866233_n

Piano Barlaci a Termini Imerese

Schermata 2020-03-25 alle 10.20.55

Veduta aerea (tratta da Google) dell’intero quartiere